La mente ecologica-gli altri e il mondo

«Abbiamo bisogno di una rivoluzione della compassione, che dipende dal calore, dalla comprensione della coesione dell’umanità, dalla preoccupazione per il benessere degli altri e dal rispetto per i loro diritti. L’intera famiglia umana deve riunirsi in una comunità sostenibile, globale ed ecologica, che collabora e si prende cura della nostra casa. Mi auguro, e prego perché accada, che avremo maggiore cura della Terra, tutti insieme» – Sua Santità il Dalai Lama

“Per sua natura, l’uomo ama ed è onesto.” Tiziano Terzani

Pensare alla mente in termini di ecologia e di sostenibilità è quanto mai necessario ed urgente. Pensare ad una ecologia della mente richiede più rispetto ed attenzione alla vita, richiede di vedere le cose così come sono e di agire con la capacità che ci viene data di sperimentare in prima persona i problemi da risolvere. Come ci assumiamo la responsabilità dell’igiene del corpo, è indispensabile assumersi la responsabilità dell’igiene della mente che è in grado di depurare il nostro organismo da tutto quello che viene “prodotto”. Se non sciogliamo i “grumi”, non risolviamo le disarmonie interiori, questi inquinanti si sverseranno sulle relazioni con gli altri e su tutto quello che ci circonda. L’essere umano è arrivato al punto di scegliere se fare o no il salto. E’ una cultura che va cambiata sul piano della coscienza e questo richiede il rispetto della vita in ogni sua forma , richiede di integrare la vita adulta con il bambino che è in ognuno di noi. Riconoscere che la nostra mente è, per sua natura, pura, chiara, luminosa e che aspira all’unità .

La prima attenzione di un docente è creare un “buon apprendimento”, cioè coinvolgere gli alunni in quello che è importante, che entusiasma e che li fa migliorare. Si tratta di un apprendimento sociale ed emotivo in cui si concentra l’attenzione su “tre insiemi di abilità cruciali per navigare in un mondo di distrazioni crescenti e di relazioni personali sempre più in pericolo: concentrarsi su se stessi e sul proprio mondo interiore, sintonizzarsi sugli altri, comprendere il mondo nel suo insieme.”(D.Goleman-P.Senge). Sappiamo che essere ricettivi, entrare in sintonia sia con i nostri simili che con animali e piante, è un’ abilità essenziale per la crescita personale e sociale: creare reti di interdipendenza e prenderci cura di questi legami permette di ampliare la nostra percezione attraverso esperienze diverse, migliora la comunicazione rendendola più efficace e quindi ci porta ad essere più sicuri di noi e delle nostre scelte. Il punto centrale sta nell’addestramento dell’etica. Nella comunità scolastica è facile che accadano diverbi, litigi. Nel momento in cui qualcosa ci disturba e ci contrasta, subito sorge la rabbia che ci fa danneggiare gli altri. Seguire l’etica significa semplicemente adottare un comportamento che possa essere non di danno per gli altri esseri e, possibilmente, che sia di beneficio. Se ho fatto un’azione che danneggia, ho detto parole offensive, non è sufficiente chiedere scusa per costruire relazioni efficaci e connesse. Sarebbe meglio dire: “Scusa, ho sbagliato. Cosa posso fare per te?” . Quando invece mi trovo di fronte a comportamenti scorretti da parte degli altri la critica dovrebbe essere rivolta all’azione, non alla persona. Identificare azioni e parole con la persona che le ha prodotte non porta nella direzione giusta. L’altro ci aiuta sempre a misurarci e a migliorarci. Questo non vuol dire assumere un atteggiamento passivo, non si tratta di essere altruisti abdicando alla nostra capacità di comprendere e discernere. Ma piuttosto imparare a criticare quello che infastidisce, spiegando come ci fa sentire e non scagliarsi direttamente contro la persona offendendola. Creare familiarità con questa modalità di risposta è educare a coltivare una mente ecologica, consapevole, che cerca di “sintonizzarsi” sugli altri, di comprendere un punto di vista diverso dal proprio. Connettersi con la nostra vera natura che è quella di ritrovare l’armonia, non la separazione, e di essere sostenuti dagli altri, non abbandonati. Per coltivare questa naturale propensione dell’essere umano dobbiamo tenere presente che ogni vivente, nessuno escluso, vuole essere felice. La salvaguardia del benessere di tutti gli esseri, anche di quelli che in genere fanno paura o che suscitano ribrezzo (penso a rettili ed insetti!), è una qualità da coltivare fin dai primi anni di vita. Con i piccoli l’obiettivo è creare familiarità con il mondo animale e con i tanti modi di dire e le metafore che usiamo nel parlato e nello scritto e che per i bambini di oggi, che stanno poco a contatto diretto con la natura, spesso sono incomprensibili. Inizio esponendo gli alunni di Prima alla lettura quotidiana di poesie, filastrocche, scioglilingua, racconti e favole sugli animali da cui prendere spunto per l’ invenzione di storie, giochi linguistici, similitudini, metafore, testi teatrali… fino ad arrivare quando sono più grandi ad esplorare temi ambientali più vasti, andare a visitare oasi, produrre documentari su flora e fauna del territorio circostante la scuola, creare aule natura, prendersi a cuore la pulizia degli spazi esterni comuni, realizzare progetti di salvaguardia di piccoli habitat (un giardino, un ‘aiuola, un balcone) e beni comuni come l’acqua, fare ogni mese la settimana plastic free ecc… Insomma bisogna agire da subito sviluppando l’abitudine a portare avanti semplici azioni che diventino parte del quotidiano. Raccogliere una cavalletta che rischia di essere calpestata, salvare da un possibile predatore un uccellino caduto dal nido, osservare la tela del ragno invece di distruggerla, liberare un insetto intrappolato, prendersi a cuore la Terra e i suoi abitanti come facciamo con casa nostra … non è cadere nel sentimentalismo. Si tratta di educare al rispetto partendo da ciò che possiamo conoscere meglio perchè lo abbiamo più vicino, di lavorare insieme a tutti gli esseri con cui condividiamo il pianeta e di cui spesso sappiamo poco o niente fermandoci solo all’apparenza. Come potremo in futuro prendere a cuore grandi cause se non ci occupiamo di quelle più piccole?

A scuola, come nella vita, cresce ciò che semini. Se un bambino impara con gioia, nella sua memoria resterà traccia dell’emozione positiva che gli dirà: -Ti fa bene, continua a cercare-” Daniela Lucangeli

Un percorso di apprendimento sociale ed emotivo è stato proposto ad un gruppo misto di 23 alunni delle classi Prima e Seconda Primaria. Si ispira al filone di ricerca scientifica, chiamato “warm cognition”, secondo il quale gli apprendimenti si fissano nella mente insieme alle emozioni ed influiscono concretamente sui processi cognitivi come attenzione, memoria, comprensione. E’ un laboratorio articolato su 8 giorni che lavora sull’interdipendenza, sulla fiducia e sulla capacità di adattarsi alle situazioni, attraverso la narrazione di storie e attività grafico-espressive. Ha come finalità quella di far sperimentare ai bambini una esperienza gioiosa e autentica di loro stessi nella relazione con gli altri, oltre a conseguire abilità personali e conoscenze.

1°Giorno – Lettura della storia “Pezzettino” di Leo Lionni

Ognuno di noi è fatto da tanti pezzettini. Ogni pezzettino è unico e necessario. Tutti insieme i nostri pezzettini concorrono al nostro essere. E tutte insieme le nostre peculiarità concorrono alla realizzazione di un progetto comune. Come è fatto il tuo pezzettino”? Come lo puoi rappresentare in questo momento? Attività espressiva: su un cartoncino bianco quadrato ogni alunno realizza il suo pezzetto con i colori a tempera. Tutti i pezzettini vanno a formare un grande “pezzettone”. E’ la rappresentazione grafica del nostro gruppo, un grande autoritratto di questa nuova identità. Tutti insieme siamo indispensabili per la realizzazione del laboratorio.

2°-3°Giorno – “Lettura con il teatro kamishibai della storia “Come me” di Fuad Aziz.

Entrare in empatia con l’altro. In questo caso si tratta di un animale, un predatore selvatico: il ghepardo. La storia racconta l’incontro tra un bambino e questo felino nato diverso dai suoi simili. Entrambi provano le stesse emozioni; in fondo l’altro, anche se così diverso fisicamente, è “come me”. Si osservano l’ambiente della savana e l’albero-casa (il sicomoro) e come si svolge la vita dei suoi abitanti. Attività espressiva: a piccoli gruppi, gli alunni progettano e organizzano il lavoro che consiste nel rappresentare l’incontro tra i due protagonisti nella savana africana. Su un grande foglio vengono incollate le sagome, precedentemente preparate, di un grande sicomoro, del bambino e del ghepardo. Il lavoro viene colorato a tempera utilizzando varie tecniche e texture.

4°-5°-6° Giorno – Lettura del libro “Provaci ancora Lulù” di Ashley Spires

E’ una storia di resilienza, quella capacità caratterizzata da flessibilità, spirito di adattamento, forza d’animo e costanza che dimostra di possedere Lulù. Lei trova il coraggio di affrontare ciò che la spaventa e, anche se fallirà nei suoi tentativi, non si scoraggia e non perde la fiducia in se stessa. Impara a reagire positivamente, trovando una soluzione differente per raggiungere il suo l’obiettivo. Chiede aiuto agli amici e accetta di non essere in grado di superare quella sfida nell’immediato. Ogni bambino del gruppo racconta la sua esperienza in merito. Che qualità hai messo in atto in quella determinata situazione? Scopriamo che in fondo tutti abbiamo più o meno le stesse paure e reazioni, ma anche grandi risorse.

Attività espressiva: storie in scatola. La scatola di cartone è un oggetto che richiama il concetto di resilienza trasformativa, poichè ha in sè le caratteristiche per essere trasformata in qualcosa di “altro”, facendo anche una crescita qualitativa, pur restando sempre una scatola. Ecco come una semplice scatola di cartone destinata al macero, data in mano ai bambini, mette in moto il pensiero creativo, che sviluppa le strategie più adatte allo scopo di dare uno spazio fisico, un’ambientazione, una rappresentazione al loro mondo interiore. A piccoli gruppi gli alunni progettano la loro scatola. La ricoprono di carte con la tecnica del decoupage, poi realizzano il suo interno usando tempere, colori acrilici e materiale di recupero . Infine c’è la fase importante della narrazione. Ogni gruppo condivide con gli altri la “storia” contenuta nella sua scatola. Avendo più tempo a disposizione le narrazioni possono essere registrate e diventare un libro.

7° Giorno – In natura chi sono i più resilienti? Facciamo una ricerca su internet. Scopriamo che nel mondo vegetale è un albero che conosciamo bene: il cipresso mediterraneo, che ha la capacità di resistere agli incendi. Realizziamo un disegno con i pastelli a olio ispirato al dipinto “I cipressi” di Van Gogh

8° Giorno – Il Sole con le mani.

Siamo giunti all’ultima fase di questo percorso. Viene realizzata una grande opera collettiva. In questo lavoro si ritrovano i tre concetti cardine che hanno ispirato il laboratorio:

  • Interdipendenza – il legame di dipendenza reciproca delle nostre mani, attaccate l’una vicino all’altra, ci fa sentire tutti collegati
  • Empatia – la tecnica del ricalco delle mani si basa su un atto di fiducia nell’altra persona
  • Resilienza – le mani-raggi diventano simbolo di trasformazione, di riorganizzazione originale, metafora di un’energia che da dentro va verso l’esterno

Lo scriverò nel vento…Che voglio bene al mondo…Lo leggerà la gente di un altro continente. E mi risponderà…Ed un sorriso rinascerà. Rinascerà!

Un grazie di cuore alla collega Luciana Gaudioso che ha condiviso con me quest’avventura

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