I pensieri felici

Scoprire, dire i propri pensieri è “distanziare”, creare uno spazio tra noi ed essi. Più questo spazio aumenta più ci sentiamo liberi e meno coinvolti. Questo spazio è il CORRIDOIO DELLA LIBERTÀ 🦋

Noi insegnanti ci chiediamo sempre come fare a creare in classe un clima sano di attenzione e condivisione.  La chiave da utilizzare è la “fiducia”: fidarsi di noi stessi e degli altri è ciò che può fare la differenza.
La mattina, all’entrata in classe, i bambini trovano due contenitori. Uno contiene palline di polistirolo colorate di bianco, giallo e nero, tante quanti sono gli alunni della classe e i maestri. L’altro è vuoto.  Ciascuno pesca dal contenitore una pallina decidendo il colore in base al proprio umore. Bianca se stai bene, gialla se ti senti così così, nera se sei di cattivo umore.  Poi mette la sua pallina nel contenitore vuoto. Al suono della campanella il maestro prende il contenitore dove i bambini hanno messo le loro palline e commenta solo ciò che vede, senza dare alcun giudizio. C’è un primo momento di condivisione in cui chi vuole può raccontare. Questo gioco si può ripetere anche a fine lezione o a fine mattinata per vedere se qualcosa é cambiato. Si inizia ad imparare che tutti possiamo essere più o meno felici: iniziare ad aprirsi con gli altri significa iniziare ad avere fiducia. Successivamente può seguire questa attività. Su un piccolo foglio bianco ciascuno viene invitato a scrivere o disegnare un pensiero che in quel momento lo fa felice. Viene dato un tempo breve, alla fine del quale l’insegnante raccoglie i foglietti e li mette in una scatola, a cui tutti avranno accesso quando vorranno.  È importante prevedere un momento di condivisione durante il quale l’insegnante o i bambini stessi leggono quello che hanno scritto. Questa pratica può essere fatta anche senza usare e maneggiare contenitori e scatole comuni. Ogni bambino può tenere nello zaino le sue tre palline colorate (sono leggerissime) e scrivere il suo pensiero su un taccuino personale.
Perché questa attività porti frutto é bene ricordarsi che:

a) se vogliamo che nessuno giudichi nessuno, noi per primi dobbiamo abbandonare questa forma mentale;

b) non si tratta di un compito. Ciascuno deve sentirsi libero di scrivere o meno. Se in quel momento non se la sente, lo farà in seguito;

c) è sempre bene chiedere il permesso prima di leggere a tutti qualcosa scritto da un altro e rispettare la volontà di ciascuno , poi ringraziare alla fine della lettura. Se lo facciamo abitualmente la pratica del “dire grazie” diventerà parte di noi e del nostro gruppo;

d) non è scrivere il famoso “pensierino” come chiedevano a noi quando eravamo bambini, e che non contiene in sé nulla di male. Ma non si tratta di questo. È ascoltarsi e riconoscere qualcosa che ho nel mio “dentro”. Si tratta semplicemente di prestare attenzione;

e) non si attua nessuna correzione ma si danno dei consigli. Il che è molto diverso. Se c’è qualcuno che ride o fa commenti (all’inizio può capitare) avremo subito occasione di vedere se stiamo facendo un buon lavoro. Se così è, sarà il gruppo che riporterà l’alunno all’ascolto e all’attenzione.

Questa pratica, se svolta regolarmente, non è una perdita di tempo. Pone le basi per sviluppare l’attenzione su se stessi e, di riflesso, sul proprio lavoro. Sviluppa la fiducia personale e del gruppo. Aumenta l’autostima: ciascuno inizia a sentirsi ascoltato, accettato e accolto. Calma la mente che diventa più aperta ad apprendere.

Sviluppare un pensiero felice aiuta a:

– porre l’attenzione sulle proprie emozioni

– visualizzare qualcosa su cui fissare la propria attenzione

– fare caso alla nostra naturale predisposizione alla felicità

– essere nel momento presente senza pensare ad altro

– prendere consapevolezza che le emozioni fluiscono, non sono permanenti, cambiano di continuo

– fissare su carta, esprimere un’emozione con le parole

– vincere la paura del foglio bianco

– creare empatia con gli altri mediante la condivisione

Abituarsi fin da bambini a guardarsi dentro e conoscere le proprie emozioni è molto importante per prendere contatto con le paure ed affrontare le difficoltà in modo sereno.


Ringrazio Lea Bilanci che mi ha fatto conoscere il maestro Valentino Giacomin ed il Progetto Alice, da cui ho preso spunto per sviluppare questa pratica. Ringrazio gli alunni della mia ex Quinta, anno scolastico 2018-2019, scuola primaria “D.Alighieri” di Signa, che mi hanno dato l’opportunità di sperimentare il mio sentire e di farlo crescere. Non ultima, ringrazio la collega Laura Bini, il cui aiuto è stato prezioso.

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