LA SCRITTURA A MANO E IL POTERE DELLA PRESENZA MENTALE

“…- E con cosa e come scrivere? – Con il silenzio; chiudilo nelle lettere della maestra, ringrazia la penna e corri sul foglio, fai che la tua corsa lasci tracce di riconoscenza per chi hai amato, sulla pianura del foglio.” Chandra Livia Candiani

Scrittura digitale o scrittura a mano? Questa è una domanda sempre più frequente che parte da una visione che comporta una separazione, una contrapposizione che in realtà non esiste. Insistere sul confronto, dibattere sui vantaggi e gli svantaggi dell’uno o dell’altro sistema può essere interessante fino ad un certo punto, ma alla lunga non è produttivo nei confronti di quello che vorremmo realizzare. La parte più razionale ci guida sempre in calcoli dualistici (giusto/sbagliato) e inevitabilmente ci porta contro un muro, creando schieramenti e posizioni assolute. Chi sta dalla parte delle nuove tecnologie e chi le ritiene l’origine di tutti i mali. Sarebbe utile passare dalla discussione all’azione, trasferendo le nostre energie dai dibattiti all’applicazione concreta di un metodo che si basa sull’includere e armonizzare invece che sull’escludere e demonizzare. Un metodo dove scrittura digitale e scrittura a mano non sono in conflitto, in cui i mezzi informatici potenziano le possibilità di azione e la manualità restituisce il contatto con il presente e con il potere dell’immaginazione e quindi della creazione. Il tempo scolastico a disposizione è poco e nelle indicazioni ministeriali non viene dato rilievo a questo tema. Ma possono essere queste le motivazioni per sentirsi impotenti e non fare nulla? La mia risposta è no. La prima cosa da fare è, come sempre, cambiare punto di vista e quindi la prospettiva da cui si osservano i fenomeni. Solo includendo il mondo e non vedendolo come un avversario, e dialogando con gli oggetti di cui si serve, è possibile fare di essi un mezzo, uno strumento del nostro obiettivo e non il suo nemico.
Se oggi molti docenti, educatori e genitori avvertono forte la necessità di valorizzare la scrittura a mano nel percorso scolastico è anche grazie al digitale che è entrato a far parte della nostra vita e in pochi anni ha trasformato le abitudini (il che non è di per sè negativo) e le relazioni, compresa quella con penna e foglio. Perciò la digitalizzazione sta in realtà risvegliando il potere di questa relazione e come effetto ha portato a vedere, in un arco di tempo relativamente breve, come la scelta di bandire totalmente la scrittura in corsivo dai primi anni della scuola primaria non sia stato affatto produttiva, come mostrano i molteplici studi a riguardo e anche gli effetti che vediamo sui nostri studenti durante tutto il loro percorso scolastico. Tra scrivere in corsivo dal primo giorno di scuola elementare, come avveniva qualche decina di anni fa, a scrivere solo in stampatello nei primi anni di scuola primaria, come avviene oggi in molte classi, c’è un abisso che va colmato, mettendo in atto un metodo flessibile, in accordo con il gruppo con cui ci troviamo a interagire. Applicarsi nello scrivere a mano, e, nel corsivo in particolare, ha il potere di unire “l’interno con l’esterno”. Sul foglio appare una calligrafia che è un linguaggio unico, irripetibile, lo specchio dell’interazione tra le emozioni e il mondo. Mentre scriviamo a mano entriamo in contatto con la nostra vera natura e con il flusso dell’esistenza che scorre, e creiamo immagini, potenziamo la fantasia, diamo forma all’interiorità. La scrittura è symbolum: ad ogni segno grafico e gruppo di segni non solo corrispondono suoni, elementi, concetti, ma le lettere sono capaci di evocare idee, figure, immagini attraverso gli stessi aspetti che le caratterizzano. Dobbiamo ridare potere ai simboli nella vita e nella scuola. Ecco che l’altro aspetto importante è quello di coltivare nei nostri alunni la presenza mentale, l’attenzione a tutto quello che si sta facendo, ad ogni gesto. Scrivere a mano è un bellissimo esercizio per stare nel presente, concentrarsi e deprogrammare la mente dal bisogno continuo di distrazioni. E’ osservare e osservarsi. Scrivere a mano crea relazioni profonde con se stessi e con gli altri. E farlo quotidianamente, nei più svariati modi, fa sì che sia l’esperienza stessa a saggiarne la validità. Più scrivo a mano più si amplifica il piacere di farlo per me e per gli altri. Abbiamo bisogno di coltivare i semi del potere di immaginare e quindi di creare. Le immagini scaturiscono dalla presenza mentale, le distrazioni dal distogliere continuamente l’attenzione da quello che si sta facendo. Riappropriarsi della scrittura a mano significa concedersi uno spazio intimo di concentrazione, ascolto, silenzio e lentezza dedicato solo a noi stessi. Coltivare la scrittura a mano in ogni età della vita è molto importante perché attiva più aree del cervello, sviluppa e rinforza il pensiero, il linguaggio e la memoria, affina la precisione e l’attenzione al dettaglio, rende più stabili la pazienza e la costanza.


Di recente ho partecipato ad un corso base di scrittura a mano organizzato dall’associazione SMED e ho potuto vedere su me stessa gli effetti. Ho sperimentato la gioia di ritrovare una pratica a cui non prestavo attenzione da tanto tempo e la consapevolezza che niente va perduto.
In ogni atto dello scrivere sono passata attraverso queste fasi:

– I preliminari e la motivazione

– l’atto fisico e l’impegno

– lo sforzo entusiastico

– la soddisfazione e la gratitudine

Il primo giorno di scuola gli studenti “grandi” si preparano ad accogliere gli ultimi arrivati. Quest’anno, pensando alla parola “accogliere” e al suo significato etimologico di “legare insieme”, ho programmato questa semplice ma efficace attività da fare a più mani. Ho realizzato su un cartoncino grande una serie di cerchi/ovali concentrici.

Dal materiale per la didattica di SMED

I bambini delle classi Quinta e Prima, divisi in gruppi misti, hanno disegnato a turno dei ritmi a pennarello fatti di segni, disegni e lettere, in base ad alcune regole che avevo dato loro. I ritmi, “legati insieme”, hanno formato una composizione colorata con un bell’impatto visivo. Mettendo i bambini a lavorare in gruppo ad un progetto comune, tutti hanno avuto un ruolo attivo e ognuno è stato indispensabile per la riuscita del prodotto finale. Si sono scambiati idee, hanno dibattuto e fatto delle scelte, hanno pianificato insieme, hanno realizzato quanto avevano stabilito. L’esperienza è come sempre più potente di tante parole.

Prendersi cura del modo in cui si scrive è prendersi cura delle parole, dei legami, dei vuoti e dell’intima armonia che li unisce tutti.

Grazie di cuore ai bravissimi formatori SMED, Daniela Moretto e Mattia Savelli, e alle compagne di corso, che con amore e generosità hanno condiviso la loro esperienza

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